Una ricetta per David Bowie
L’omaggio di Kitchen Wishes a una vita di arte e bellezza
David Bowie non è più.
La notizia ha colto noi, come tutto il resto del mondo, di sorpresa.
Per molti di Kitchen Wishes, il Duca Bianco non era solo un grande musicista.
Bowie era una sorta di cartello indicatore, una pagina strappata dal libretto di istruzioni dell’esistenza. L’incarnazione della possibilità.
Bowie ha insegnato al mondo che trasformare le proprie emozioni in opere d’arte non è solo possibile, è anche necessario.
Ha raccontato le infinite possibilità di inventare mondi che prima non c’erano.
Ha usato il pensiero laterale, la pittura, la musica, il cinema, il teatro per creare una forma artistica totale e, nel far questo, ha usato una tavolozza multicolore e infinita: il suo personale sguardo sul mondo.
Un concetto di vita come arte che si applica infatti a ogni tipo di passione, a ogni tipo di creatività, a ogni tipo di desiderio: nel nostro caso, per esempio, alla cucina e in particolare alla ricerca di un modo sempre innovativo e curioso di pensare al catering, al wedding planning, all’invenzione legata al cibo.
L’idea di inventare una ricetta per ringraziare il Duca è venuta di conseguenza: da appassionati fan, abbiamo voluto usare la nostra passione per ricordarlo, creando una piccola cosa nuova.
Qualcosa che prima non c’era.
Per noi è il modo giusto per salutarlo, perché, semplicemente, è il nostro modo.
La ricetta che vi regaliamo si chiama “Risotto Stella Nera” ed è nato dall’immersione nell’ascolto dell’ultimo, estremo epitaffio di Bowie, il recentissimo “Blackstar”.
Un disco complesso, cupo e profondo, dai colori scuri, creato come saluto al mondo dalla stella delle stelle, la più brillante che abbia mai solcato il cielo della musica contemporanea.
Risotto “Stella Nera”
Ingredienti:
300 grammi di Riso Vialone nano
2 Porri 2
2 carote viola
2 Mazzi di cavolo nero
60 grammi di burro di capra
200 grammi di fagioli cannellini
Peperoncino
Ginger
Cardamomo
Sale
Preparazione:
Spinare il cavolo nero.
Mettere le coste del cavolo in acqua fredda con un pezzettino di ginger, cardamono, una carota viola e parte verde del porro.
Far bollire per un’ora.
Cuocere a vapore meta delle foglie di cavolo intere, tritare le altre e cuocerle a fuoco lento con peperoncino e burro di capra.
Frullare il cavolo cotto nel burro e riporre in frigo per mezz’ora in modo che il burro si rapprenda.
Insaporire i fagioli in padella con soffritto di porro e pezzetini di mezza carota , allungare con un mestolo di brodo di cavolo.
Frullare.
Tostare bene il riso in una padella con soffritto di porro, sfumare con vino rosso
(preferibilmente Dolcetto) portare a cottura con il brodo di cavolo nero e carote viola.
Disporre sul piatto le foglie intere di cavolo, porci sopra la crema di cannellini e stratificare il riso bollente con il burro di cavolo nero (sara la sua mantecatura mentre lo mangi). Decorare con carote viola crude tagliate/taglienti sul cima del piatto, che guardano il cielo.
Degustare unitamente all’ascolto di “Blackstar”.
Una breve spiegazione:
Il cavolo nero ha un sapore pungente e profondo, come la sensazione di introspezione quasi dolorosa di “Blackstar”. L’uso del ginger e del cardamomo richiama alle spezie musicali orientali che pervadono il brano omonimo.
Le carote viola per il colore, che spiazza e contrasta con con la percezione gustativa: un omaggio alla ricerca costante di soluzioni spiazzanti dell’opera bowiana.
Il sapore denso del cavolo si nasconde all’interno, per suggerire una degustazione stratificata, che cresce a ogni assaggio. Nel caso di “Blackstar”, a ogni ascolto.
L’impiattamento segue l’estro interiore in modo non canonico, sfuggendo dalle modalità più usuali.
L’utilizzo di alcuni ingredienti tipicamente toscani (cannellini, cavolo nero) è una concessione, lo ammettiamo, un po’campanilista all’amore che David Bowie aveva per Firenze e per la Toscana: qui ha debuttato con il suo primo tour italiano, il “Glass Spider” del 1987, qui (alla Leopolda) ha esposto le sue opere d’arte. Qui, soprattutto, si è sposato.


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