Giulia Massimiliani. Chef ed ideologa di Kitchen Wishes

Il problema, quando parli con Giulia, è che ti porta in un sacco di posti interessanti… ma non sa come farti tornare a casa.

Diciamo che non ti fornisce il libretto delle istruzioni.

Si viaggia senza rete, su una sorta di giostra multicolore e solo apparentemente sconnessa.

Se vuoi conoscere la meta prima di partire, se hai bisogno di essere rassicurato, Giulia non è proprio la guida più adatta.

Con lei è necessario mollare gli ormeggi. Ma la sua casualità – ed è questa la vera sorpresa – ha del metodo.

Giulia è l’ideologa, la cuoca e l’organizzatrice di Kitchen Wishes.

Da un po’, è anche mamma.

La sua parola d’ordine? Accogliere.

Accogliere tutto quello che arriva, sempre, con uno scopo preciso: prenderlo, trasformarlo e restituirlo.

Ricevere è un atto creativo per realizzare qualcosa che prima non c’era

La cucina è ricevere un ingrediente e trasformarlo: ricevo un dono per donarlo a mia volta.

Non tengo niente, non vedo l’ora di buttare fuori quello che ho realizzato per capire che cosa ne faranno gli altri.

La mia esistenza dipende dagli altri, nel senso che ho bisogno di fare cose per rimetterle in circolazione, diverse e “mie”.

La cucina, per Kitchen Wishers, è emozione da trasformare in colori e sapori, in sfogo e creatività.

Il limite è solo la propria bravura, ma tutti possono arrivarci, se hanno il tempo e la voglia di approfondire, di studiare.

Per Giulia la cucina è musica: il piatto ha suoni, ha ritmiche, è un intero concerto di cui lei è direttrice quasi suo malgrado.

Quando cucina vede piccole scintille di colore, le segue, un po’ come le scie aromatiche del film “Ratatouille.”

Quando è cominciata l’avventura Kitchen Wishes non pensava che avrebbe finito per coordinare uno staff numeroso. Pensava solo a creare un gioco bellissimo.

È andata a finire che in tanti l’hanno seguita, lasciandola suo malgrado al posto di comando.

Di Elena, la co-chef, dice che è la sua bilancia: quando un piatto sale, l’altro scende. Per questo si completano, perché nessuna delle due si sente la prima, e quindi la mente di entrambe rimane aperta.

Cerca di realizzare eventi in cui si attivano i neuroni giusti, si vibra, ci si perde senza sapere più che tempo è, che ore sono, che giorno è. Si vive il momento.

Per Giulia vivere nel presente significa vivere bene, fare le cose più che parlarne. Quando le chiedi dove vorrebbe portare Kitchen Wishes scuote la testa, quasi stizzita.

Non penso a come sarà, ma ad essere come siamo. Gli obiettivi futuri sono noiosi”.

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