Mangiare la storia: quando un sapore ricorda eventi lontani
Per Kitchen Wishes il cibo è una chiave per raggiungere emozioni profonde.
Per questo motivo, parlando di storia e memoria, non mi sto riferendo alla riscoperta di piatti medievali o rinascimentali, ma ai nostri ricordi personali. Alla nostra storia.
Ogni piatto che abbiamo mangiato nella vita ha attivato reti di pensieri, torri di ricordi, intere città
sensoriali: andare a ricercare quei particolari sapori e profumi ha il potere di un viaggio nel tempo e nello spazio.
Per esempio, lo ammetto, i miei ricordi culinari sono assai discutibili: da bambino amavo la mozzarella con lo zucchero (non di bufala, però, c’è un limite a tutto) e le cipolle cotte con la besciamella. Mi mancano da morire le “patate in garbo” (patate al vapore con alloro e aceto bianco),
ma solo perché mi manca mia nonna, e il ricordo di quando mi insegnò a cucinarle mi è particolarmente caro.
D’altro canto negli scaffali della mente dedicati ai miei incubi peggiori hanno un posto d’onore delle immonde tagliatelle ai fegatini di pollo che mia madre si ostinava a proporre a cadenze regolari nonostante gli sguardi d’odio di tutta la famiglia e, più terribile di tutti, il crostino di burro e aglio
crudo che (per oscuri motivi terapeutici) mi fu propinato varie volte al posto della colazione intorno
ai 12 anni con conseguenze sulla mia vita sociale che non farete certo fatica a immaginare.
Posso solo dirvi che il mio psicologo grazie a quei crostini probabilmente si è fatto lo yacht.
Come potete vedere, i piatti citati non sono roba da gourmet… del resto, non vi preoccupate, in Kitchen Wishes io sono quello che scrive, ai fornelli ci vanno Giulia ed Elena, che hanno, ve lo assicuro, memorie culinarie migliori.
Ma la “ricetta che non c’è” di oggi non è la mia personale, anche perché non credo possa piacere a nessun altro: è la mia storia, perbacco, mica la vostra.
Per questo motivo, parlando di storia e memoria, non mi sto riferendo alla riscoperta di piatti medievali o rinascimentali, ma ai nostri ricordi personali. Alla nostra storia.
Ogni piatto che abbiamo mangiato nella vita ha attivato reti di pensieri, torri di ricordi, intere città
sensoriali: andare a ricercare quei particolari sapori e profumi ha il potere di un viaggio nel tempo e nello spazio.
Per esempio, lo ammetto, i miei ricordi culinari sono assai discutibili: da bambino amavo la mozzarella con lo zucchero (non di bufala, però, c’è un limite a tutto) e le cipolle cotte con la besciamella. Mi mancano da morire le “patate in garbo” (patate al vapore con alloro e aceto bianco),
ma solo perché mi manca mia nonna, e il ricordo di quando mi insegnò a cucinarle mi è particolarmente caro.
D’altro canto negli scaffali della mente dedicati ai miei incubi peggiori hanno un posto d’onore delle immonde tagliatelle ai fegatini di pollo che mia madre si ostinava a proporre a cadenze regolari nonostante gli sguardi d’odio di tutta la famiglia e, più terribile di tutti, il crostino di burro e aglio
crudo che (per oscuri motivi terapeutici) mi fu propinato varie volte al posto della colazione intorno
ai 12 anni con conseguenze sulla mia vita sociale che non farete certo fatica a immaginare.
Posso solo dirvi che il mio psicologo grazie a quei crostini probabilmente si è fatto lo yacht.
Come potete vedere, i piatti citati non sono roba da gourmet… del resto, non vi preoccupate, in Kitchen Wishes io sono quello che scrive, ai fornelli ci vanno Giulia ed Elena, che hanno, ve lo assicuro, memorie culinarie migliori.
Ma la “ricetta che non c’è” di oggi non è la mia personale, anche perché non credo possa piacere a nessun altro: è la mia storia, perbacco, mica la vostra.


Lascia un commento