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SOGNO DI UNA NOTTE D'INIZIO ESTATE
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_“Vo per il folto della selva bruna, per rovi, orti e valloni,
vo tra fulmini e tuoni leggero come un raggio della luna,
a servir delle fate la regina;
ad imperlare di rorida brina i sentieri dov’ella s’incammina
insieme con le sue dame e donzelle; vo cercando le fresche campanelle
la cui veste leggera spira profumo già di primavera.
Vo cercando stelline di rugiada da appiccar con amore
come orecchini di pendula giada alla corolla aperta d’ogni fiore”_
(W.Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate, Atto II, Scena I)

Chi dice che una cena non possa diventare un sogno?
Mi affaccio quasi timido all'ingresso del magnifico giardino dove si sta per tenere un evento tutto speciale: “Momenti”, una serata multisensoriale organizzata da un manipolo di pazzi visionari.
Sono i ragazzi di Kitchen Wishes, Giulia, Elena e Giulio, a fare da direttori d'orchestra di una sorta di Filarmonica di intrattenitori, cuochi, ballerini, artisti del cocktail, pittori, stilisti e musicisti, tutti uniti per trasformare un aperitivo in un momento di magia alchemica.

Chi non pensa in grande è destinato alla mediocrità, e Kitchen Wishes, luogo dell'anima popolato di maghi e streghette, di mediocre non ha proprio niente.
Così, mi avvicino all'ingresso del giardino, aspettando di essere stupito, nutrito, trasportato in un'altra dimensione. Un viaggio a tappe, come un labirinto in cui ogni angolo nasconde un premio speciale.
All'inizio del labirinto il primo assaggio è solo di acqua e pane.
Solo? Sono le basi, l'Alfa e l'Omega. Giusto che così cominci il viaggio.

Moderno Teseo in cerca di un gustoso Minotauro, vengo fatto accomodare su un comodo pouf en plein air da una fanciulla biancovestita, i lunghi capelli rosso fuoco.
Il primo assaggio è una saporita crema verde e speziata, unita a una bevanda dolce e rinfrescante, forse melissa.
Una musica eterea si diffonde nel giardino, e una ballerina si muove lenta nel sole che comincia a calare. Tutti i sensi sono sotto attacco, contemporaneamente.

La seconda tappa è rapida quanto imprevista, due ragazze giocano con la corda per saltare e, mentre passo, mi imboccano con un crostino saporito a base di melanzane.
Altri due crostini seguono, stessa base ma diverso modo di cucinarli, fino a una zona aperitivo sotto un portico di fiori, che offre un originale spritz aromatizzato al cetriolo.

Si va avanti, verso una zona dove un ragazzo-folletto taglia verdure e crea piccole opere d'arte con humus di ceci, salsa di barbabietole e verdure assortite. Qui c'è un buon vino rosso, e un cesto di focaccia servito da una ragazza misteriosa, seduta su una panchina in abiti dalla foggia antica.
La musica cambia a ogni tappa, seguendo l'onda emotiva del momento mentre, i ragazzi sparsi nei vari angoli del parco spiegano con amore le pietanze proposte.

Al centro del giardino un corpo di ballo elfico prepara delle crocchette di patate deliziose, danzando mentre il piatto si crea, passo dopo passo. Per gustarlo è necessario inginocchiarsi, ed è Giulia a porgere, maga nerovestita dai capelli color acquamarina, una sorta di comunione degustativa all'ospite.

Da alte torri metalliche si diffonde il rumore di coltelli che tagliano: anche i suoni della cucina diventano ritmo e magia: si arriva all'ultima zona, quella dove, uno a fianco all'altro, si esibiscono un maestro di cocktail e un artista della cucina.

I cocktail nascono sul momento: gli ospiti staccano foglie di piante aromatiche, timo, menta, basilico, dalla pianta e personalizzano così la propria bevanda.
La zona dedicata al piatto principale ha tre possibilità, una migliore dell'altra: vegan, vegetariana e onnivora. Il formato segue un'idea di street food, ma i sapori sono piccole esplosioni atomiche multicolori.
Le scelgo tutte e tre, passando da un clamoroso panino con angus, ricotta, pesto di rucola e agretti marinati a un tramezzino con senape, melanzane, pomodori e tanto altro, finendo con un crostone contenente un sublime contrasto di peperoni, formaggio e cioccolata fondente.
Intanto, un chitarrista in un angolo intrattiene il pubblico con arpeggi soffici e ritmi swing.

Cala la notte, e le ballerine-cuoche si illuminano, ricominciando lo spettacolo che porta alla nascita della crocchetta magica, mentre gli ospiti percorrono e ripercorrono il labirinto, assaggiando nuovamente tutto quanto, chiacchierando, rilassandosi su cuscini, materassi e coperte disposti nell'erba tagliata, tra i fiori del giardino. In un altro angolo della foresta magica, improvvisamente, si materializza un violinista a concludere il viaggio con un ultimo incantesimo.

Kitchen Wishes è tutto questo: desideri realizzati (Wishes), ma anche streghe della cucina (Witches) in grado di creare un incanto ipnotico, una sospensione della realtà, immergendomi per una sera in un vero sogno di una notte di inizio estate, in cui danzanti folletti, elfi lunari e fate cuciniere, appena usciti da una favola, sono pronti a deliziare i cinque sensi, con il sorriso di chi ama il proprio lavoro e cerca di stupirsi (e stupire) ogni giorno.

_"A tutti buonanotte dico intanto,
finito è lo spettacolo e l’incanto.
Signori, addio, batteteci le mani,
e Robin v’assicura che domani
migliorerà della sua parte il canto."
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(W.Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate, Atto V, Scena I)

Michele Mingrone