lunedì
nov232015

FoodFrequency. Musica, chef!

Un caminetto acceso ha un suono.
Le pentole hanno un suono.
Lavare l'insalata ha un suono.
Affettare il pane ha un suono.
Tutti questi suoni possono diventare musica.


Il cibo è un'arte che sintetizza gusto, odorato, tatto, vista. Abbiamo cercato di estendere l'esperienza
multisensoriale di una cena anche all'udito, cercando di scoprire la musica segreta dei nostri piatti.

Questo video ne è il risultato.

Risale a un po' di tempo fa, ma ci piace poterlo condividere con voi ora che abbiamo deciso di
aprire una sezione del sito dedicata ai nostri progetti più speciali.
Food Frequency è stato un fantastico esperimento basato sulla sintesi tra suono e cibo: un viaggio
ardito, ideato dalla nostra Giulia insieme al sound designer Marco Galardi, basata sulle ricerche del
professor Spence dell'Oxford Cross Modal Research Lab e del suo team: ricerche sviluppate da Sara
Lenzi
di Lorelei* che ci ha aiutato a sviluppare l'idea.

Il nostro musicista e Dj di fiducia Michael Byrne ha creato il paesaggio sonoro, Giulio Bettarini si è
occupato delle bevande e dell'accoglienza degli ospiti, Beecom ha realizzato il video, Ilaria Bucciarelli la grafica. Un team di ben strani individui, decisi a creare qualcosa di mai tentato prima.

Ma di che si tratta? Proviamo a spiegarlo, in poche parole.

Food Frequency ha deciso di immergere profondamente alcuni scelti commensali in un ambiente
fatto di tre elementi: i sapori della cucina italiana, l'ascolto di suoni legati al modo di cucinare gli ingredienti (acqua che scorre, coltelli che tagliano, foglie d'insalata che frusciano, legumi che
precipitano in una padella, fornelli che sfrigolano felici...), diffusi tramite cuffie insieme a un
"soundscape", una musica d'ambiente inventata appositamente per ogni pietanza.

Per registrare i suoni delle terre d'origine degli ingredienti, entusiasti viaggiatori sensoriali hanno
esplorato tutta la Toscana e oltre, in cerca delle informazioni sonore più legate all'autenticità di un
prodotto: l'identità locale del cibo, tramutata in suono.

Così, abbiamo scoperto il suono profondo delle melanzane, la voce liquida del pesce spada, il sussurro malizioso dei capperi e il vociare allegro del basilico mentre discute sui massimi sistemi con un timido (ma gustoso) purè alle erbette.

Li abbiamo serviti ai nostri ospiti, lasciando libero sfogo alla loro musica segreta.
I nostri ospiti hanno ascoltato ciò che mangiavano, dato una voce a ogni sapore.
Non è stata una cena come tutte le altre: forse meno conviviale, più personale, privata.
Una danza solitaria in una stanza affollata.

Per noi e per i nostri commensali è stata un'emozione grande, una sfida ai confini della cucina adatta al mondo magico di Kitchen Wishes.
La convidividamo per questo: perché ci rappresenta fino in fondo.