La ricetta che non c'è

Tanti siti pubblicano ricette, descrivendo punto per punto le dosi, gli ingredienti, la procedura.
Noi non ci riusciamo, soprattutto perché non vogliamo riuscirci.
Per Kitchen Wishes non è possibile separare la singola ricetta, il singolo piatto dal contesto: il pasto

è condivisione, incontro, emozione. Performance.

Una cena, un evento, un matrimonio è un insieme di musica, persone, odori, paesaggi: per noi la

ricetta dovrebbe prevedere tutto questo.

Per esempio: prendi 700 kg di persone (circa una decina...), aggiungi musica indie rock q.b., un
pizzico di magia all'ora del tramonto, una spruzzata di prati in fiore. 
Le nostre ricette potrebbero essere qualcosa del genere. 
Oppure possono addirittura non esserci: la ricetta la fate voi, noi vi raccontiamo la sensazione da

 ottenere, e voi ci mandate la vostra idea, ci raccontate cosa vi ha suggerito il nostro spunto.

Kitchen Wishes, con questa nuova rubrica settimanale, cercherà di raccontare e ricevere racconti di
esperimenti, esplorazioni ardite nel mondo delle possibilità creative che può offrire un evento, un
catering, una cena tra amici, un matrimonio.
Buon viaggio e benvenuti alla "ricetta che non c'è"!

 

 

Entries in catering contemporaneo (26)

martedì
gen222019

Le merende musicali di Kitchen Wishes: Veronique Nah, la voce dell’anima

Resoconto della giornata sonora del 13 gennaio e intervista alla poliedrica artista toscana Veronique Nah.
 
Domenica 13 gennaio il nido di Kitchen Wishes, la factory-cucina di Scandicci che ci fa da quartier generale, tana e oasi creativa, è diventato per un giorno un palco intimo e caldo, che ha ospitato un duo artistico d’eccezione: il valentissimo chitarrista Guido Masi e la cantante, performer e attrice Veronique Nah.
 
L’idea? Un catering sensoriale unito a un concerto. Una merenda sonora.
 
Rimescolare musica e degustazione connettendo sapori a suoni… come sempre, in pieno stile Kitchen Wishes.
 
Un pomeriggio tra assaggi e melodie
 
Per un’idea del genere, ci vogliono pochi ma azzeccati ingredienti: il gruppo di KW, con Elena e Giulia a creare magie tra le pentole, è solo uno di questi.
  
Ci vogliono musicisti pronti a giocare con le sensazioni, a creare empatia, a diventare tutt’uno con il pubblico.
 
Ci vuole, infine, il pubblico. Siete arrivati in tanti, attenti e curiosi, aperti e cordiali.
 
Veronique ha rotto la “quarta parete”, facendo varie domande e portando le persone anche a raccontare anche qualcosa di sé.
 
Vi siete tutti prestati al gioco, diventando per un momento una cosa sola con i musicisti e con tutti noi.
 
Sapori musicali
 
Il piccolo menu della merenda è stato attentamente collegato a dei precisi momenti della scaletta musicale: il brano "Natural Mystic" ha visto l’entrata in scena di una profumata tisana con ginger, cannella, anice stellato, cardamomo, scorza di limone, scorza d’arancia e timo.
 
Il solare, caldo brano “Sun is shining” si è collegato naturalmente alla Zuppa Luminosa di Kitchen Wishes: una speziata zuppa di lenticchie con una polpettina di riso ripiena di cocco. Il sole splende, i sapori esplodono!
 
Per finire, il dolce, che arriva subito dopo una splendida frase del “Rastaman Chant”, cantato da Veronique solo sui battimani del pubblico, “One bright morning when my work is over I’ll fly away home”.
 
E per volare a casa, cosa meglio di un sapore dolce ed esotico? Ecco arrivare una mousse di cioccolata bianca con carambola, impreziosito da uno spiedino di daikon e ananas.
 
Mentre la dolcezza ci pervade, Veronique saluta il pubblico con l’unica canzone in italiano, la vellutata “Come saprei” di Giorgia.
 
Grazie a tutti, a Guido e Veronique che ci hanno portato in un posto bellissimo con la loro musica e a chi ci ha aiutato a realizzare questa giornata, a cui ne seguiranno presto altre: altri “momenti squisiti”, come ci piace dire!
 
INTERVISTA A VERONIQUE NAH
 
Non ci siamo fatti scappare l’occasione per fare due chiacchiare con Veronique, un’artista completa che spazia dal jazz al teatro, dal rock all’intrattenimento con un amore speciale per Bob Marley.
 
Ciao Veronique. Prima di tutto complimenti per il concerto! Hai un'impostazione vocale e scenica molto intensa e particolare. Quali sono i tuoi artisti di riferimento e la tua formazione?
 
Grazie per i complimenti, mi sono davvero divertita!
 
Vengo da 33 anni di teatro, 11 anni di pianoforte classico, 3 anni di tecnica vocale e master class di jazz, 1 anno di piano jazz,e 1 anno di flauto traverso. Questa è la mia formazione.
 
I miei artisti di riferimento sono vari, tra questi, Claude Debussy, Frederick Chopin, Arnold Schönberg, John Cage, la mezzosoprano e compositrice Cathy Berberian, Eartha Kitt, Mia Martini, Miles Davis, Bill Evans, Lennie Tristano, Eric Dolphy, Linton Kwesi Johnson ee "of course" Robert Nesta Marley. Ma la lista sarebbe ancora lunga....
 
Fai anche parte di una compagnia teatrale. Raccontaci di più.
 
Piccoli Principi è la realtà artistica in cui ho operato per tutti questi anni, che nel 2019 compie  40 anni.
Il mio lavoro insieme all'artista poliedrico Alessandro Libertini, fondatore della Compagnia, si è particolarmente interessato alle confluenze tra teatro, arte visiva, musica, scienza e infanzia.
 
Nella scaletta hai proposto molti brani di Bob Marley. Da dove nasce questo rapporto speciale con la sua musica?
 
Accade spesso che la nostra vita sia segnata da un artista che ci accompagna nel quotidiano come nei momenti speciali della nostra vita: è quello che è successo per me con Bob Marley.
 
Un'esperienza individuale e soggettiva che si coniuga alla storia di un popolo, alle sue gioie come alle sue tribolazioni, malgrado la distanza geografica e culturale che ci separa.
 
Ho voluto rendere omaggio a Bob Marley, al musicista come all’uomo, che attraverso la sua opera, ha reso celebre un paese fin a quel momento pressoché inesistente sulla scena internazionale.
 
Nel panorama della musica attuale, è impossibile non fare i conti con quanto Bob Marley ci ha lasciato: un'eredità di ampio respiro culturale in cui generi musicali diversi s'incontrano, dalla musica giamaicana al rock, passando dal soul, dal jazz.
 
Come mai hai deciso di coinvolgere il pubblico con domande "a bruciapelo"? In generale come reagiscono le persone?
 
Trovo molto importante condividere pensieri con le persone: la circolazione delle idee è fondamentale per contribuire a rendere la vita, in questo mondo, migliore per tutti.
 
In generale, la reazione degli spettatori, spettatrici è molto positiva: "interessarsi vuole dire amare", dichiarava il grande musicista Georges Aperghis, e mi sembra che le persone si sentano gradevolmente prese in considerazione.
 
Ricordo sempre che alla fine di uno dei miei concerti su Marley, proposto a Sesto Fiorentino, una signora mi ha detto: “questa sera ci avete fatto sentire ognuno di noi una persona speciale”.
 
Come hai conosciuto Kitchen Wishes? Com'è nata l'idea di un concerto con assaggi sensoriali?
 
Attraverso bei progetti realizzati da Kitchen Wishes che ho seguito con molto interesse.
 
Con Giulia Massimiliani, una delle fondatrici del collettivo culinario, avevamo da tanto il desiderio di fare qualcosa insieme, qualcosa che potesse accostare arte culinaria ad arte teatrale e musicale.
 
Com'è nata la collaborazione con Mad Professor? Alcune basi usate oggi durante il concerto portano la sua firma: una firma di grande prestigio, che ha lavorato con artisti come Massive Attack, Lee Scratch Perry e moli altri.
 
Avevo già fatto un primo progetto strettamente jazz dei pezzi di Marley con un pianista e un contrabbassista, tutti e due di Firenze.
 
Poi, ho incontrato Mad Professor a Londra per proporgli un progetto di registrazione. Ha ascoltato i pezzi e ne è rimasto entusiasta.
 
Mi ha detto che secondo lui, dovevo togliere un po' di jazz e mettere qualcosa che si avvicinasse di più al reggae non tanto nello stile musicale quanto nello spirito: parole sibilline che ho poi interpretato a modo mio.
 
Prossimi progetti in cantiere?
 
Attualmente, sto lavorando ad un progetto sulla canzone d'Amore: canzoni conosciute, in varie lingue, reinterpretate in modo inconsueto.
 
“La ricetta che non c’è” vi dà appuntamento alla prossima avventura di Kitchen Wishes: a presto!
martedì
lug102018

Cibo e canzoni: quando la musica fa venire appetito

 
Quante canzoni sono state dedicate a generi alimentari? A parte i campi di fragole dei Beatles, sono meno di quello che si potrebbe pensare: abbiamo scelto le più curiose.
 
Stavolta abbiamo voglia di giocare con un argomento che ci è molto caro: la musica.
Il cibo è uno dei motori del mondo.
 
Di poche cose siamo certi: tra queste, che si nasce, si muore, si ama... e nel frattempo dobbiamo mangiare.
Di canzoni di nascita, morte e amore è pieno l'universo... ma di canzoni sul cibo ce ne sono relativamente poche, data l'importanza del tema.
 
Sembra che parlare di pasti non sia così apprezzato, nel mondo della musica.
 
In altre arti non è così: basti pensare al cinema (da "Il pranzo di Babette" a "La grande abbuffata", passando per "Chocolat" e "Pomodori verdi fritti alla fermata del treno").
 
Non tanti si sono cimentati in canzoni "alimentari"... tra questi abbiamo deciso di selezionare quelli che ci sono sembrati i più curiosi e divertenti.
 
Fragole e tartufi, latte, uova e patate
 
Cominciamo con i santi patroni della musica pop del '900: i Beatles.
Che abbiano un amore speciale per le fragole è evidente ("Strawberry Fields Forever"), ma è meno nota la loro passione per i tartufi, evidente in "Savoy Truffle".
 
Rimanendo sui classici, Sua Maestà Elvis Presley aveva un debole per il latte di mucca appena munto, come dichiara in "Milkcow Blues", mentre un altro grande cantautore, James Taylor, sembra non poter rinunciare alla sua dolce torta di patate ("Sweet Potato Pie").
 
L'amato tubero viene citato (lasciando perdere la musica irlandese, che ne è piuttosto ossessionate per comprensibili ragioni storiche) anche dagli Skunk Anansie in "Charlie Big Potato".
 
Passando alle uova, la discografia è più nutrita: i Genesis li usano come metafora in “As Sure As Eggs Is Eggs”, mentre Tom Waits, probabilmente reduce da una sbronza notturna, magnifica la classica e ipernutriente colazione yankee in "Eggs and Sausage" e gli Smashing Pumpinks, evidentemente immuni dal colesterolo, dedicano un'intera canzone alla maionese ("Mayonaise").
 
Pesce, zuppa, pollo e maiale
 
La cucina di mare è poco considerata nella musica, ed è un peccato. Fanno eccezione i B-52s che parlano di aragoste ("Rock Lobster") e l'italo-islandese Emiliana Torrini che dedica un pezzo al tonno ("Tuna Fish"), ma è poca cosa.
 
Molto più agguerriti (lo avreste mai creduto?) i fan della zuppa: gli Chic, alfieri del funky pop, pubblicano "Soup for One", i punkissimi Dead Kennedys elogiano questo piatto bistrattato in "Soup is good Food" e il cantautore intimista Chris Rea cita un grande classico della cucina britannica: la "Soup of the Day".
 
La carne fa proseliti, dal pollo di Cramps ("Chicken") e Charles Mingus ("Eat that chicken") fino a "Pork Soda" dei Primus, "Hot Pork Sandwiches" di Tanita Tikaram, "Pork Chop Sandwich"degli ZZ Top, "Hamburger Fields" dei Mano Negra e "Hot Dog And A Shake" di David Lee Roth, dimostrando che, tra tutti gli alimenti, il Junk Food è il più rock and roll.
  
Frutta e verdura
 
Virano verso la cucina vegetariana Frank Zappa ("Call Any Vegetable") e i Beach Boys ("Vegetables"), senza dimenticare alcuni nonsense piacevolissimi dedicati a melanzane ("The Eggplant That Ate Chicago" di Dr. West  Medicine Show) e pomodori ("Attack Of THe Killer Tomatoes" di Lewis Lee).
 
Rimanendo su territori più salutari, la frutta è protagonista in "Apples, Peaches, Bananas & Pears" dei Monkees, in "Peaches & Cream" di Beck e nell'epocale "The Lemon Song" dei Led Zeppelin, ma si ritaglia uno spazio anche in Italia grazie a Gianni Morandi ("Banane e lampone").
Del resto anche l'immenso Bob Dylan cede di fronte a un succo d'arancia ("Orange Juice Blues").
 
Dalla pizza al dolce
 
Ma andiamo avanti: l'italianissima pizza è protagonista di brani scritti, tocca ammetterlo, da musicisti non proprio destinati alla fama immortale: "I Am A Pizza" di Peter Alsop
"Pizza And Beer" di Dave Pratt And The Sex Machine Band e "Cold Pizza for Breakfast" di Christine Lavin.
 
Chiudiamo, come da tradizione, col dolce. Insieme ad hamburger e hot dog, decisamente l'articolo più citato nelle canzoni.
Lo ripetiamo: se fa bene non è rock. Dolci e panini imbottiti si prendono la scena, senza alcun dubbio.
 
Sfilano “Cake” dei B-52s, "Candy" dei The Manhattan Transfer, "Candy By The Pound" di Sir Elton John, "Eatin' Ice Cream and Cake" del grande Ray Charles, "Chocolate Cake" dei Crowded House, "Egg Cream" di Lou Reed e il gelato al pepe delle giapponesi Cibo Matto (un nome, una garanzia) di "White Pepper Ice Cream".
 
Lasagna sì lasagna no
 
Concludiamo questa rassegna nel mondo della musica legata al cibo con una precisazione necessaria: buona parte degli ascoltatori di musica ha creduto almeno per un po' che una frase del brano "Me gustas tu" di Manu Chao si riferisse a un piatto tipicamente italiano, la lasagna.
 
La frase incriminata è "Me gusta Malasaña" e si riferisce a un quartiere di Madrid con questo nome.
Nonostante questo, in Italia tuttora questa frase viene interpretata come "Me gusta la lasagna".
 
Spiace dirlo ma, nonostante i tanti aficionados, le lasagne non sono presenti in nessuna canzone, almeno a nostra memoria, esattamente come Rita Pavone non è stata mai citata dai Pink Floyd in "St. Tropez", come lei stessa continua a millantare a seguito di un'erronea interpretazione riportata in un libro molti anni or sono.
 
Ma le leggende urbane, si sa, son dure a morire, e quindi probabilmente incontreremo ancora tra vent'anni persone convinte della passione di Manu Chao per le lasagne e dei Pink Floyd per la simpatica Rita nazionale...
 
A presto, con un'altra golosa puntata della "ricetta che non c'è"

 

giovedì
giu212018

Catering: le regole del gioco

Chi lavora nel settore del catering impara molto presto alcune regole di base, che hanno a che fare con cosa fare e non fare durante un servizio.
 
Ovviamente queste particolari norme possono variare a seconda del tipo di contesto e di impostazione: per esempio, la scelta di Kitchen Wishes di personalizzare completamente il catering senza pacchetti preorganizzati, in contatto costante con il cliente, va in conflitto con alcune delle norme classiche dei caterer, per cui tutto deve essere organizzato perfettamente, con strutture preordinate che "vanno da sole".
 
Nel nostro caso, invece, abbiamo deciso di mettere al centro i desideri di coloro che ci hanno scelto, ragionando un po' come una jazz band, con dei canovacci base su cui improvvisare liberamente.
 
Ma anche per noi, che del caos creativo facciamo una ragion d'essere, alcune regole non cambiano e non possono cambiare.
 
Vediamole insieme.
 
Attenzione alle intolleranze e alle preferenza dei commensali
 
In ogni evento è molto probabile che siano presenti persone con qualche particolarità alimentare: ci saranno senz'altro vegetariani o vegani, è possibile che qualcuno abbia delle intolleranze o allergie a particolari alimenti (una delle più comuni è la celiachia).
 
Un buon caterer non può mai far sentire questi ospiti dei "clienti di serie B": è importantissimo giocare d'anticipo, presentare al committente la lista completa degli ingredienti e sapere se per qualcuno tali ingredienti sono un problema.
 
In tal caso, inventare delle gustose varianti per accontentare tutti gli ospiti.
 
Il cibo non deve mai mancare
 
Il peggior incubo di chi sceglie di affidarsi a un catering è... dover correre a recuperare qualcosa a un take-away cinese perché il cibo non è bastato.
 
In casi del genere, nemmeno fare sostanziosi sconti alla fine potrà salvarvi: il committente vuole che la serata riesca perfettamente, se così non è, il tam-tam e il passaparola (croce e delizia della nostra professione) si ritorceranno contro di noi.
 
Cerca di sapere con chiarezza se ci si aspetta una cena completa o un buffet a finger food, un aperitivo con stuzzichini o una vera abbuffata.
 
Scoprite che tipo di ospiti arriveranno: ci sono contesti in cui sono previste poche, raffinate pietanze e altri in cui si deve seguire codici diversi, improntati a una ruspante e informale abbondanza.
 
La regola degli avanzi
 
Ogni soluzione va bene: gli avanzi possono restare al committente o portati via dai caterer. L'importante è che tutto questo sia estremamente chiaro, per evitare antipatici equivoci.
 
Le ragioni del cliente
 
Se il cliente non vuole capelli verdi o piercing, ha il diritto di chiederlo. Se vuole un dress code preciso, magari per una festa in costume, ha ragione lui. Naturalmente, dovrà essere compito suo procurare gli abiti in casi particolari. Altrimenti, andrà bene lo standard (all white, all black, black and white).
 
Chiarezza sui costi
 
Il preventivo deve essere assolutamente chiaro.
Equivoci sulle cifre lorde o nette vanno evitati in ogni modo.
Chiarite col cliente cosa è da ritenersi incluso nel prezzo e cosa noi, quali sono le eventuali spese extra, le tassazioni e tutto il resto.
 
Non smettere mai di studiare
 
Per realizzare eventi unici, dovete conoscere le tendenze più aggiornate, esplorare ed essere curiosi.
Solo con le antenne dritte riuscirete a mantenere sempre idee creativi, fresche e originali in grado di stupire e soddisfare ogni tipo di cliente, per ogni tipo di evento.
 
Lo studio non finisce a scuola: lo studio è per sempre.
 
Attenzione alla pulizia
 
Bicchieri, posate e piatti devono essere puliti al di là di ogni possibile critica. Non toccate mai il bordo dei bicchieri con le mani.
 
Tutti i clienti sono uguali
 
Siamo esseri umani, certo... e abbiamo le nostre preferenze. Ma in servizio dobbiamo fare in modo da non far sentire mai nessuno a disagio.
 
Far capire chiaramente che vi sta simpatico il tale o il talaltro, o che vi piace il suo look, può essere visto come una critica a qualcun altro dei presenti.
 
Il complimento a un ospite di fronte a un altro può essere sentito come un insulto all'altro.
 
Insomma, niente preferenze per nessuno.
 
Divertitevi!
 
Lo sappiamo, non sempre il lavoro è divertente, e non in tutte le sue fasi.
Ma trovare ragioni di piacere e divertimento in quello che facciamo è fondamentale per la sua riuscita.
 
Si suppone che il caterer ami il cibo e le persone, che gli piaccia organizzare, che provi gioia nel far felice la gente.
 
Se non è così, vuol dire che qualcosa non va... e l'atmosfera della serata ne risentirà.
 
Trova sempre nuovi stimoli per rendere ogni serata unica anche per voi che state lavorando, e vedrete che anche i vostri clienti saranno più soddisfatti.
 
Noi di Kitchen Wishes viviamo la professione come dei bambini alle prese un gioco molto serio.
Un gioco che amiamo tantissimo.
 
Perché mantenendo lo spirito giocoso dell'infanzia (ma anche la serietà con cui giocavamo con i nostri balocchi preferiti, vi ricordate?), unito all'esperienza e all'artigianato accumulati negli anni, possiamo vivere ogni emozione come se fosse la prima, ogni piatto come se non lo avessimo mai cucinato, ogni sorriso di un cliente soddisfatto come la gioia più grande.
 
Appuntamento alla prossima puntata de "La ricetta che non c'è"!