La ricetta che non c'è

Tanti siti pubblicano ricette, descrivendo punto per punto le dosi, gli ingredienti, la procedura.
Noi non ci riusciamo, soprattutto perché non vogliamo riuscirci.
Per Kitchen Wishes non è possibile separare la singola ricetta, il singolo piatto dal contesto: il pasto

è condivisione, incontro, emozione. Performance.

Una cena, un evento, un matrimonio è un insieme di musica, persone, odori, paesaggi: per noi la

ricetta dovrebbe prevedere tutto questo.

Per esempio: prendi 700 kg di persone (circa una decina...), aggiungi musica indie rock q.b., un
pizzico di magia all'ora del tramonto, una spruzzata di prati in fiore. 
Le nostre ricette potrebbero essere qualcosa del genere. 
Oppure possono addirittura non esserci: la ricetta la fate voi, noi vi raccontiamo la sensazione da

 ottenere, e voi ci mandate la vostra idea, ci raccontate cosa vi ha suggerito il nostro spunto.

Kitchen Wishes, con questa nuova rubrica settimanale, cercherà di raccontare e ricevere racconti di
esperimenti, esplorazioni ardite nel mondo delle possibilità creative che può offrire un evento, un
catering, una cena tra amici, un matrimonio.
Buon viaggio e benvenuti alla "ricetta che non c'è"!

 

 

domenica
dic312017

Buon Anno da Kitchen Wishes!

  

 
Il nostro augurio per il 2018
 
"Spero che in questo nuovo anno voi facciate errori. Perché se state facendo errori, allora state facendo cose nuove, provando cose nuove, imparando, vivendo, spingendo voi stessi, cambiando voi stessi, cambiando il mondo. State facendo cose che non avete mai fatto prima e, ancora più importante, state facendo qualcosa.
Questo è il mio augurio per voi e per tutti noi e il mio augurio per me stesso. Fate nuovi errori. Fate gloriosi, stupefacenti errori. Fate errori che nessuno ha fatto prima. Non congelatevi, non fermatevi, non preoccupatevi che non sia “abbastanza buono” o che non sia perfetto, qualunque cosa sia: arte o amore o lavoro o famiglia o vita. Qualunque cosa abbiate paura di fare, fatela. Fate i vostri errori, il prossimo anno e per sempre" (Neil Gaiman)
 
Oggi "La ricetta che non c'è" non parlerà né di cibo, né di catering, né di matrimoni.
Oggi parliamo di tempo, di felicità e di errori.
 
Il tempo che sembra infinito, e invece dura quanto la pipì di una farfalla, per parafrasare il mitico Groucho di Dylan Dog.
 
La felicità che cerchiamo come se fosse un traguardo finale, mentre invece è nascosta nel percorso, nella strada su cui corriamo frenetici, spesso senza nemmeno guardarci intorno.
 
Gli errori che cerchiamo disperatamente di non fare, senza pensare che sono i nostri migliori amici.
 
Chi, come noi, nella vita ha deciso di cucinare sa benissimo che dietro ogni piatto riuscito ce ne sono decine di sbagliati: quelli su cui abbiamo imparato.
  
Un cuoco che ha paura di sbagliare continuerà a fare uova al tegamino per tutta la vita...
  
Grazie agli errori scopriamo noi stessi. Scoprendo noi stessi ci rendiamo conto del sentiero che stiamo percorrendo. Percorrerlo ci renderà felici e ci salverà dal tempo, rendendo ogni attimo degno di essere vissuto, e ogni giorno un passo avanti in più.
 
Questa è l'unica ricetta che conosciamo, alla fine.
 
L'unica che cerchiamo di mettere sempre in tavola, non solo il 1° Gennaio del 2018, ma tutti i giorni.
 
Un meraviglioso Nuovo Anno a tutti da Kitchen Wishes!

 

sabato
dic232017

Natale ai Tropici?

 
  
Una riflessione natalizia di Kitchen Wishes
 
Come ogni anno arriva Natale... e come ogni anno gli scaffali dei supermercati cambiano faccia.
 
Là dove mele, pere e arance primeggiavano, improvvise si affollano bizzarrie di ogni colore e forma. Dragon fruit, lychees, kiwano, mango, papaya, frutti della passione e qualunque altro tipo di frutto di foggia improbabile e prezzi stellari prende possesso degli scaffali più in vista.
Normalmente ficcati negli angoli più remoti del reparto ortofrutticolo, riservati ad amatori del genere, questi articoli - peraltro, va detto, bellissimi e gustosi - sembrano diventare preda ambita sotto Natale.
 
Ma non sono le sole stranezze del periodo.
Mentre per la trecentesima volta riparte Jingle Bells per la gioia dei poveri lavoratori del negozio (sfido chiunque a reggere due-mesi-due di canti natalizi h24 senza passare agli psicofarmaci), il reparto pesce strabocca di astici, aragoste e capesante, mentre tartufi, caviale e pistilli di zafferano al costo di un mutuo occhieggiano un po' ovunque.
 
Il reparto dolci diventa un'orgia di panettoni, panforti e pandori ai millegusti, tutti tranne quelli che logicamente ci aspetteremmo, mentre articoli normalmente snobbati come le lenticchie e i datteri diventano improvvisamente preda delle mani ansiose dei consumatori.
 
Infine, il cotechino e lo zampone. Alimenti dalle ben discutibili virtù, che i produttori probabilmente vendono solamente in occasione delle feste comandate.
Inevitabili nei pacchi aziendali e nei cesti regalati per obbligo, di solito unitamente a spumanti dolci prodotti da oscure aziende vinicole, dialogano con il Kiwano sfidandosi nella gara all'oggetto più improbabile.
 
La domanda è una sola: cosa spinge i consumatori natalizi ad accumulare nel carrello prodotti che normalmente schiferebbero? Cosa, per l'amor del cielo, rende un mango particolarmente apprezzato a Natale?
 
Natale è festa invernale per eccellenza, cosa c'entrano i Tropici? Passi per il dattero, che si può immaginare facilmente al desco degli apostoli in quel Medio Oriente immaginato tra Re Magi e cammelli, ma il frutto della passione, esattamente, che ruolo ha nella mitologia natalizia?
 
Festa pagana prima, cristiana poi, il Natale mai e poi mai è stato tropicale.
Ma allora perché ci ritroviamo tutti, ogni santissimo Natale, sul set di un brutto cinepanettone anni '80?
 
La risposta la sappiamo tutti, purtroppo.
A Natale quello che conta è il lusso, reale o percepito che sia.
 
La festa che dovrebbe essere tra tutte la più intima e sentita diventa l'occasione per uno sfoggio di benessere, e il benessere da che mondo e mondo è ostriche e champagne, mango e papaya, astice e tartufo. Magari tutto mescolato insieme, senza altro criterio se non quello del far intuire agli invitati che trattasi di cena o pranzo di lusso.
 
Qui, dalle parti di Kitchen Wishes, non disprezziamo certo l'ingrediente singolare, l'abbinamento ardito, il gusto imprevisto, anzi. Ci infastidisce non poco, però, l'ostentazione, lo spreco, lo spendere fine a se stesso, il fuori stagione visto come status-symbol: io posso spendere, quindi mi posso permettere qualcosa che ha fatto migliaia di chilometri per arrivare qui.
Ci piace ancor meno a Natale, un periodo che offre in ogni paese infiniti piatti locali e tradizionali, magari da ripensare in modo creativo e innovativo.
 
Regalatevi la semplicità, l'amore per la cucina a chilometro zero, la gioia di non arrivare a Santo Stefano con quantità innominabili di avanzi di lusso destinati alla pattumiera.
 
I momenti squisiti non sono quasi mai legati al gonfiore dei portafogli: i momenti squisiti sono sorrisi e condivisione, gioco e amore per la buona tavola. Meglio riunirsi tutti insieme, amici e parenti, a realizzare tortellini fatti in casa come se fosse un gioco di bambini...
 
Amiamo la frutta tropicale e le ostriche, ma ci fa impressione pensare al costo per l'ecosistema di tutto questo muoversi scriteriato di materie prime pregiate destinate a consumare combustibile prima, essere piluccate distrattamente poi... per finire in larga parte a marcire per Santo Stefano dopo aver svuotato le già magre tasche di chi, magari, tenta di sentirsi miliardario per un giorno, al costo di ritrovarsi ancora più povero il giorno dopo.
 
Charles Dickens, uno che di Natale se ne intendeva, scrisse queste parole:
  
"Ho sempre pensato al Natale come a un bel momento. Un momento gentile, caritatevole, piacevole e dedicato al perdono. L’unico momento che conosco, nel lungo anno, in cui gli uomini e le donne sembrano aprire consensualmente e liberamente i loro cuori, solitamente chiusi".
(A Christmas Carol).
 
Ricordatevi di questo, e basterà. Senza bisogno di tartufi, manghi, aragoste e caviale.
 
Un lieto Natale da Kitchen Wishes!

 

martedì
dic192017

Ricordo d'autunno in barattolo

  
Kitchen Wishes presenta: castagne sciroppate al rum
 
Un tempo, quando l'Italia era un paese contadino, attento alle tradizioni, la castagna era un simbolo di prosperità. Rappresentava la risposta dei poveri al pane, al benessere cittadino.
 
Era un'umile, fondamentale aiuto per chi non poteva permettersi la bianca pagnotta "dei signori". Per questo, ancora oggi, le castagne vengono chiamate "il pane dei poveri".
 
Il tempo è passato, oggi la castagna, un tempo umile, rinasce in mille ricette tradizionali, occupando tavoli da gourmet, menu da chef stellati e trasmissioni televisive. Una bella rivincita per la Signora dei Boschi, avvolta in una coltre spinosa e difficile da raccogliere.
 
La ricetta che vi presentiamo è una dolce risposta all'inverno, un saluto all'autunno e un sapore gustoso e piacevolmente alcolico che ricorda la nostra infanzia. Quando aprirete il barattolo, il profumo degli autunni più belli della vostra vita vi coprirà come una coperta calda: buon Amarcord!
 
Ingredienti
  • 1 kg di castagne o marroni per 4 vasetti
  • 400 gr di zucchero
  • 1 dl di rum
  • Scorza di un limone a julienne
  • Vaniglia
  • Cannella
Preparazione
  • Versare lo zucchero in una casseruola con 250 ml di acqua, la scorza di limone, la vaniglia e la cannella.
  • Portare ad ebollizione, togliere dal fuoco e unire il rum, quindi far freddare lo sciroppo, incidere le castagne dal lato bombato e scottarle in acqua bollente per due o tre minuti, dieci alla volta, in modo da avere tempo di sbucciarle quando sono ancora calde.
  • Riempire i vasi con le castagne senza arrivare fino al bordo, versare lo sciroppo coprendo le castagne di oltre 1 cm.
  • Sistemare sulle castagne la griglietta di plastica e chiudere i vasetti.
  • Sterilizzare per circa 25 minuti da quando bolle l'acqua e far freddare nella pentola.
  • Aspettare tre/quattro settimane prima di aprire i barattoli.
Con questa leccornia all'inesgna della nostalgia della stagione appena passata, vi diamo appuntamento alla prossima puntata de "La ricetta che non c'è"!
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