La ricetta che non c'è

Tanti siti pubblicano ricette, descrivendo punto per punto le dosi, gli ingredienti, la procedura.
Noi non ci riusciamo, soprattutto perché non vogliamo riuscirci.
Per Kitchen Wishes non è possibile separare la singola ricetta, il singolo piatto dal contesto: il pasto

è condivisione, incontro, emozione. Performance.

Una cena, un evento, un matrimonio è un insieme di musica, persone, odori, paesaggi: per noi la

ricetta dovrebbe prevedere tutto questo.

Per esempio: prendi 700 kg di persone (circa una decina...), aggiungi musica indie rock q.b., un
pizzico di magia all'ora del tramonto, una spruzzata di prati in fiore. 
Le nostre ricette potrebbero essere qualcosa del genere. 
Oppure possono addirittura non esserci: la ricetta la fate voi, noi vi raccontiamo la sensazione da

 ottenere, e voi ci mandate la vostra idea, ci raccontate cosa vi ha suggerito il nostro spunto.

Kitchen Wishes, con questa nuova rubrica settimanale, cercherà di raccontare e ricevere racconti di
esperimenti, esplorazioni ardite nel mondo delle possibilità creative che può offrire un evento, un
catering, una cena tra amici, un matrimonio.
Buon viaggio e benvenuti alla "ricetta che non c'è"!

 

 

sabato
dic232017

Natale ai Tropici?

 
  
Una riflessione natalizia di Kitchen Wishes
 
Come ogni anno arriva Natale... e come ogni anno gli scaffali dei supermercati cambiano faccia.
 
Là dove mele, pere e arance primeggiavano, improvvise si affollano bizzarrie di ogni colore e forma. Dragon fruit, lychees, kiwano, mango, papaya, frutti della passione e qualunque altro tipo di frutto di foggia improbabile e prezzi stellari prende possesso degli scaffali più in vista.
Normalmente ficcati negli angoli più remoti del reparto ortofrutticolo, riservati ad amatori del genere, questi articoli - peraltro, va detto, bellissimi e gustosi - sembrano diventare preda ambita sotto Natale.
 
Ma non sono le sole stranezze del periodo.
Mentre per la trecentesima volta riparte Jingle Bells per la gioia dei poveri lavoratori del negozio (sfido chiunque a reggere due-mesi-due di canti natalizi h24 senza passare agli psicofarmaci), il reparto pesce strabocca di astici, aragoste e capesante, mentre tartufi, caviale e pistilli di zafferano al costo di un mutuo occhieggiano un po' ovunque.
 
Il reparto dolci diventa un'orgia di panettoni, panforti e pandori ai millegusti, tutti tranne quelli che logicamente ci aspetteremmo, mentre articoli normalmente snobbati come le lenticchie e i datteri diventano improvvisamente preda delle mani ansiose dei consumatori.
 
Infine, il cotechino e lo zampone. Alimenti dalle ben discutibili virtù, che i produttori probabilmente vendono solamente in occasione delle feste comandate.
Inevitabili nei pacchi aziendali e nei cesti regalati per obbligo, di solito unitamente a spumanti dolci prodotti da oscure aziende vinicole, dialogano con il Kiwano sfidandosi nella gara all'oggetto più improbabile.
 
La domanda è una sola: cosa spinge i consumatori natalizi ad accumulare nel carrello prodotti che normalmente schiferebbero? Cosa, per l'amor del cielo, rende un mango particolarmente apprezzato a Natale?
 
Natale è festa invernale per eccellenza, cosa c'entrano i Tropici? Passi per il dattero, che si può immaginare facilmente al desco degli apostoli in quel Medio Oriente immaginato tra Re Magi e cammelli, ma il frutto della passione, esattamente, che ruolo ha nella mitologia natalizia?
 
Festa pagana prima, cristiana poi, il Natale mai e poi mai è stato tropicale.
Ma allora perché ci ritroviamo tutti, ogni santissimo Natale, sul set di un brutto cinepanettone anni '80?
 
La risposta la sappiamo tutti, purtroppo.
A Natale quello che conta è il lusso, reale o percepito che sia.
 
La festa che dovrebbe essere tra tutte la più intima e sentita diventa l'occasione per uno sfoggio di benessere, e il benessere da che mondo e mondo è ostriche e champagne, mango e papaya, astice e tartufo. Magari tutto mescolato insieme, senza altro criterio se non quello del far intuire agli invitati che trattasi di cena o pranzo di lusso.
 
Qui, dalle parti di Kitchen Wishes, non disprezziamo certo l'ingrediente singolare, l'abbinamento ardito, il gusto imprevisto, anzi. Ci infastidisce non poco, però, l'ostentazione, lo spreco, lo spendere fine a se stesso, il fuori stagione visto come status-symbol: io posso spendere, quindi mi posso permettere qualcosa che ha fatto migliaia di chilometri per arrivare qui.
Ci piace ancor meno a Natale, un periodo che offre in ogni paese infiniti piatti locali e tradizionali, magari da ripensare in modo creativo e innovativo.
 
Regalatevi la semplicità, l'amore per la cucina a chilometro zero, la gioia di non arrivare a Santo Stefano con quantità innominabili di avanzi di lusso destinati alla pattumiera.
 
I momenti squisiti non sono quasi mai legati al gonfiore dei portafogli: i momenti squisiti sono sorrisi e condivisione, gioco e amore per la buona tavola. Meglio riunirsi tutti insieme, amici e parenti, a realizzare tortellini fatti in casa come se fosse un gioco di bambini...
 
Amiamo la frutta tropicale e le ostriche, ma ci fa impressione pensare al costo per l'ecosistema di tutto questo muoversi scriteriato di materie prime pregiate destinate a consumare combustibile prima, essere piluccate distrattamente poi... per finire in larga parte a marcire per Santo Stefano dopo aver svuotato le già magre tasche di chi, magari, tenta di sentirsi miliardario per un giorno, al costo di ritrovarsi ancora più povero il giorno dopo.
 
Charles Dickens, uno che di Natale se ne intendeva, scrisse queste parole:
  
"Ho sempre pensato al Natale come a un bel momento. Un momento gentile, caritatevole, piacevole e dedicato al perdono. L’unico momento che conosco, nel lungo anno, in cui gli uomini e le donne sembrano aprire consensualmente e liberamente i loro cuori, solitamente chiusi".
(A Christmas Carol).
 
Ricordatevi di questo, e basterà. Senza bisogno di tartufi, manghi, aragoste e caviale.
 
Un lieto Natale da Kitchen Wishes!

 

martedì
dic192017

Ricordo d'autunno in barattolo

  
Kitchen Wishes presenta: castagne sciroppate al rum
 
Un tempo, quando l'Italia era un paese contadino, attento alle tradizioni, la castagna era un simbolo di prosperità. Rappresentava la risposta dei poveri al pane, al benessere cittadino.
 
Era un'umile, fondamentale aiuto per chi non poteva permettersi la bianca pagnotta "dei signori". Per questo, ancora oggi, le castagne vengono chiamate "il pane dei poveri".
 
Il tempo è passato, oggi la castagna, un tempo umile, rinasce in mille ricette tradizionali, occupando tavoli da gourmet, menu da chef stellati e trasmissioni televisive. Una bella rivincita per la Signora dei Boschi, avvolta in una coltre spinosa e difficile da raccogliere.
 
La ricetta che vi presentiamo è una dolce risposta all'inverno, un saluto all'autunno e un sapore gustoso e piacevolmente alcolico che ricorda la nostra infanzia. Quando aprirete il barattolo, il profumo degli autunni più belli della vostra vita vi coprirà come una coperta calda: buon Amarcord!
 
Ingredienti
  • 1 kg di castagne o marroni per 4 vasetti
  • 400 gr di zucchero
  • 1 dl di rum
  • Scorza di un limone a julienne
  • Vaniglia
  • Cannella
Preparazione
  • Versare lo zucchero in una casseruola con 250 ml di acqua, la scorza di limone, la vaniglia e la cannella.
  • Portare ad ebollizione, togliere dal fuoco e unire il rum, quindi far freddare lo sciroppo, incidere le castagne dal lato bombato e scottarle in acqua bollente per due o tre minuti, dieci alla volta, in modo da avere tempo di sbucciarle quando sono ancora calde.
  • Riempire i vasi con le castagne senza arrivare fino al bordo, versare lo sciroppo coprendo le castagne di oltre 1 cm.
  • Sistemare sulle castagne la griglietta di plastica e chiudere i vasetti.
  • Sterilizzare per circa 25 minuti da quando bolle l'acqua e far freddare nella pentola.
  • Aspettare tre/quattro settimane prima di aprire i barattoli.
Con questa leccornia all'inesgna della nostalgia della stagione appena passata, vi diamo appuntamento alla prossima puntata de "La ricetta che non c'è"!
mercoledì
dic132017

L'ombelico di Venere: il tortellino

 
Kitchen Wishes alle prese con la più celebre delle ricette di Natale
 
La leggenda racconta che alla battaglia del 1325 tra Bologna e Modena partecipassero anche le antiche divinità. Dalla parte di Modena si schierarono Venere, Bacco e Marte.
Venere, la dea dell'amore, andò a pernottare in una locanda di Castelfranco e fu lì che il proprietario la sorprese addormentata. Affascinato dalla bellezza del suo ombelico scoperto, tentò di riprodurlo con un pezzetto di pasta... e creò il tortellino.
Impastare con le nostre manine i tortellini, uno per uno, come minuscole creature viventi, ognuna leggermente diversa dall'altra come è giusto quando si lavora a mano, è un gesto antico e pieno di storia. Un gesto che in Italia significa, già da solo, "festa".
Perché il tortellino è piatto tipico della condivisione, della socialità, della celebrazione di un rito collettivo.
 
Non c'è Natale senza tortellino, a queste latitudini. Venere, divinità pagana dimenticata con l'avvento del Cristianesimo, tra sé e sé sorriderà vedendo che il suo ombelico rimane tuttora protagonista della festa cristiana per eccellenza... e noi sorridiamo con lei!
 
Ingredienti per 350 tortellini.
Ripieno
  • Un etto di pollo
  • Un etto di Maiale
  • Un etto di vitella
  • Un etto di prosciutto crudo
  • Mezza fetta di mortadella
  • 100 gr parmigiano reggiano
  • 2 uova
  • Noce moscata
Cuocere la carne a bocconcini con del burro e tritare
 
Pasta all'uovo
600 grammi di farina
3 uova
 
Preparazione?
 
A questo punto vi aspettereste il procedimento, giusto? Ma ricordatevi che questa è "La ricetta che non c'è". Per questo, ci limitiamo a darvi le nostre dosi per il ripieno e per la pasta.
Le dosi usate dalle nostre nonne, ispirazione e spinta quotidiana per Kitchen Wishes.
 
Per il resto... ognuno ha la propria forza , la propria energia per impastare.
Ognuno tirerà la pasta nel modo che sente suo, della finezza desiderata.
Per la forma le scuole di pensiero sono migliaia, la nostra prevede una pasta dello spessore di un millimetro tirata con il mattarello e sagome a cerchi di diametro 2 per arricciolare sul dito il tortellino. Tutto qui.
 
Come? Il brodo? Volete la ricetta per il brodo? Impossibile. Il brodo è memoria personale, nessuna ricetta che possiamo darvi sarà all'altezza del ricordo d'infanzia del primo tortellino in brodo. Un piatto che ha definito per sempre, in modo personalissimo, la vostra idea di un "buon" brodo.
 
Possiamo solo dirvi di non accontentarvi del dado! Il brodo è un'opera d'arte a sé, la cui tavolozza cambia a seconda del pittore. Momento di meditazione, calore da respirare, profumi antichi. Scegliete il vostro, intervistate nonne e genitori, scoprite la vostra ricetta d'infanzia... e regalatevi una festa nel segno di Venere!
 
Appuntamento alla prossima settimana con la ricetta che non c'è!
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