La ricetta che non c'è

Tanti siti pubblicano ricette, descrivendo punto per punto le dosi, gli ingredienti, la procedura.
Noi non ci riusciamo, soprattutto perché non vogliamo riuscirci.
Per Kitchen Wishes non è possibile separare la singola ricetta, il singolo piatto dal contesto: il pasto

è condivisione, incontro, emozione. Performance.

Una cena, un evento, un matrimonio è un insieme di musica, persone, odori, paesaggi: per noi la

ricetta dovrebbe prevedere tutto questo.

Per esempio: prendi 700 kg di persone (circa una decina...), aggiungi musica indie rock q.b., un
pizzico di magia all'ora del tramonto, una spruzzata di prati in fiore. 
Le nostre ricette potrebbero essere qualcosa del genere. 
Oppure possono addirittura non esserci: la ricetta la fate voi, noi vi raccontiamo la sensazione da

 ottenere, e voi ci mandate la vostra idea, ci raccontate cosa vi ha suggerito il nostro spunto.

Kitchen Wishes, con questa nuova rubrica settimanale, cercherà di raccontare e ricevere racconti di
esperimenti, esplorazioni ardite nel mondo delle possibilità creative che può offrire un evento, un
catering, una cena tra amici, un matrimonio.
Buon viaggio e benvenuti alla "ricetta che non c'è"!

 

 

giovedì
mar082018

The Human Factor

Empatia, ascolto, convivialità. Nessun piatto può vivere da solo, senza tenerne conto. Perché il cibo è tutte queste cose: strappato dalla sua ragion d'essere e gettato sul tavolo di una giuria o nelle gallerie fotografiche dei social, semplicemente, muore.
  
Oggi partiamo da una serie di interviste sul tema "il fattore umano" tratte dal sito del prestigioso magazine internazionale di cucina Identità Golose. Questo articolo vuole essere una riflessione su alcuni temi che Kitchen Wishes ha da tempo identificato come il cuore stesso dall'attività di chi cucina per un pubblico.
 
Tutto quello che abbiamo scritto in questi anni ne "La ricetta che non c'è", tutte le iniziative intraprese e le mille domande che ci siamo fatti hanno a che fare con questa questione. Alla base di tutto il nostro percorso, che ci permettiamo di definire al passo coi tempi, c'è l'idea che non esista una ricetta perfetta.
 
Niente può prescindere dall'alchimia tra chi la prepara e chi ne fruisce, tra gli ingredienti scelti, il contesto, l'occasione e il luogo. Chi ci segue sa che questa è da sempre la chiave di volta di Kitchen Wishes: il piatto non è bello né buono "in sé" ma, semplicemente, deve adattarsi, respirare e vivere il momento, somigliare a chi ne godrà.
 
Alla ricerca di momenti squisiti
 
Sempre più spesso, a differenza di un passato nemmeno troppo remoto, le persone cercano esperienze che gli somiglino, non prodotti finiti da ricevere passivamente. Noi siamo pronti ad ascoltare le vite di chi abbiamo il piacere e l'onore di mettere a tavola, rendendo ogni occasione un'esperienza diversa... o, come ci piace dire, un momento squisito.
  
Niente menu prefabbricati: ogni luogo ha il suo respiro e la sua personalità, che cambierà fatalmente la percezione dei piatti degustati! Il sito di Identità Golose al momento non ha ancora applicato queste riflessioni al mondo del catering, ma nonostante questo noi piccoli sperimentatori non possiamo che essere felici di aver trovato riconosciuti i principi che seguiamo ormai da anni!
 
Sosteniamo con forza che, nell'epoca dei selfie e delle apparenze, in cui ogni piatto viene prima di tutto fotografato e messo in rete, la regola è e rimane la stessa: non è la fotogenicità, ma il sapore e il contesto a fare la differenza.
 
La tavola non è un reality
 
Un piatto non potrà mai vivere di vita propria se dissezionato sul tavolo di un manipolo di giudici da reality show, del tutto scisso dall'esperienza sociale che deve innescare, senza conoscere i rumori, le parole, le risate e i profumi del luogo in cui si svolgerà l'evento.
 
Il contrario è un dilagare di piatti che scimmiottano culture diverse o menu di chef stellati, senza tenere conto del motivo per cui sono nati. Un po' come quei capi di abbigliamento che "vanno su tutto", perdono di vista il contesto per dichiararsi omologati ancora prima di uscire dalla cucina per andare in tavola.
 
A frenare l'invenzione, il terrore di essere giudicati da chi, nei social o "negli ambienti che contano", vuole solo cavalcare l'onda ed è pronto a bombardare e affondare chiunque provi a distinguersi.
 
Ogni piatto è una storia
 
Ci ha colpito un esempio tratto proprio dal sito di Identità Golose, che riportiamo:
"Fateci caso: fino a un paio di anni fa il ceviche era pressoché sconosciuto, ora fa capolino in sempre più menu. Ha senso se prima impariamo tutto quello che sta a monte della preparazione regina della cucina peruviana. Ma quanti lo fanno?"
 
Ogni piatto ha una storia, una geografia, un percorso. Ogni piatto ha senso non solo "di per sé", ma in quanto lascito di una cultura che ci precede. Il gusto che assaporiamo non può prescindere dalla conoscenza delle materie prime, dal rispetto per chi lo ha inventato e tramandato, dal contesto in cui è stato realizzato. In due parole, dal Fattore Umano.
 
Gettare in pasto passivamente il ceviche a chi non ha alcuna conoscenza né considerazione della sua storia è facile e porta a immediati consensi, crea una nuova moda e facili applausi... ma non fa per noi, né per chi ha bisogno di chiudere gli occhi e scoprire, attraverso il gusto, interi universi.
 
The Human Factor
 
Non basta. Il Fattore Umano è imprescindibile in mille altre maniere.
Ben lungi dalla glorificazione dello chef-divinità, la cucina prevede un rapporto complesso tra il "genio creativo", ovviamente fondamentale, e gli altri elementi che sono in gioco.
 
I collaboratori in cucina e in sala, i rapporti con i fornitori, l'empatia con i clienti, la conoscenza profonda delle materie prime e della storia dei piatti che vengono messi in tavola.
 
In poche parole, proprio quelle cose che la rete, per altri versi fondamentale fonte di conoscenza, sapere e interconnessione col mondo, non può offrire: il confronto diretto, faccia a faccia, con lo staff, con il cliente, con il negoziante, con chi procura la materia prima, che va toccata, annusata, percepita.
 
Alla fine, quello che diciamo da anni noi di Kitchen Wishes è proprio questo: l'attenzione non va puntata solo sul piatto, ma sul convivio. Su quello che succede intorno al piatto.
L'interazione, l'empatia, i sorrisi, le conversazioni, l'incontrarsi di persone differenti sotto il segno di un'esperienza che ha a che fare col cibo.
 
Uno chef non è un'isola
 
Forse in futuro potremo fare quasi qualunque cosa on line, ma siamo certi che una cena tra amici continuerà a fare parte di quel "quasi". Le relazioni passeranno attraverso un tavolo dove si mangia insieme, oggi come ieri e come duemila anni fa.
  
Passeranno attraverso il rapporto di amicizia tra lo chef e allevatori, pescatori, agricoltori, designer, arredatori in grado di rendere il suo ristorante portatore di un'esperienza unica e irripetibile. Magari scimmiottabile, ma solo esteriormente.
 
Passeranno, infine, dal rispetto e dalla collaborazione di un gruppo di lavoro in cui ogni ruolo ha un peso e viene rispettato. In cui non c'è un "re", una bizzarra divinità che imperversa ai fornelli ignara del gruppo che lavora per lui.
 
Nessun ristorante può fare a meno del genio dello chef, ma nessuno chef potrà essere un'isola, in grado di ignorare o peggio disprezzare tutti coloro che lavorano con lui per rendere quella particolare cena, quella particolare serata, degna di essere vissuta.
 
La bandiera dell'empatia
 
Infine ci colpisce la sintonia che abbiamo riscontrato sul tema della multisensorialità.
La cucina, per citare ancora il sito di Identità Golose, "deve essere una coreografia emozionale, un gioco sensoriale che non si deve dimenticare. Si deve percepire intelligenza corporeo-cinestetica, tecnica, esistenziale, musicale; ci deve essere piena sintonia tra cliente, cucina e sala". Non potremmo essere più d'accordo.
  
In una parola, ancora e sempre: empatia. Ascoltare è l'unica parola che ha senso in un momento storico in cui nessuno ascolta, tutti urlano la loro verità, tutti sgomitano per essere visti.
Ascoltare è una parola rivoluzionaria, nel 2018, e ci teniamo particolarmente a dire di averla alzata come una bandiera da molti anni. La nostra bandiera, la bandiera di Kitchen Wishes.
 
Appuntamento alla prossima puntata de "La ricetta che non c'è"!
giovedì
feb152018

Cucina futurista: oltre il cibo, verso l'infinito


Kitchen Wishes vi racconta uno dei momenti più deliranti della storia culinaria, nonché una delle nostre ispirazioni!
 
C'era una volta il futurismo
 
Fu un movimento artistico nato tra le due guerre mondiali, teso a scardinare tutte le certezze e le convinzioni dell'arte dell'epoca, permeato di giovanilismo, entusiasmo per la velocità, per le botte e per gli schianti, per tutto quello che era caos, rumore e creatività. 
 
Il suo massimo pensatore, Filippo Tommaso Marinetti, si occupò di ogni settore della conoscenza, spesso in modo eccessivo e talvolta discutibile. Tra i primi, si dedicò anche alla cucina intesa come forma d'arte totale. Il suo sforzo in merito resta, come minimo, uno dei momenti più divertenti nell'ambito culinario di tutti i tempi.
 
Il Manifesto della Cucina Futurista 
 
Nel "Manifesto della Cucina Futurista" il Marinetti abolì, nell'ordine, la pasta, la forchetta, il coltello e i condimenti. Cercò di creare sapori del tutto innovativi (per quanto spesso poco commestibili) e, gli sia dato merito, tentò azzardati accostamenti tra cibo, musica, profumi e sensazioni.
 
I Futuristi inventarono una serie di ricette ancor oggi irresistibili a partire dai nomi. Si va dal "Carneplastico" al "Brodo solare", fino all'incredibile (e immangiabile) "Porco eccitato".
 
Al di là dei risultati, la tendenza a unire e accostare mondi diversi ce li rende particolarmente simpatici...
anche se per nessun motivo al mondo rinunceremmo a un piatto di pasta.
  
Il Manifesto è un documento esilarante, che unisce il linguaggio epico e muscolare, tipico del Ventennio, a una verve comica non sappiamo quanto volontaria. Un esempio? 
 
"Prepariamo un'agilità di corpi italiani adatti ai leggerissimi treni di alluminio che sostituiranno gli attuali pesanti di ferro legno acciaio". 
 
Immaginatelo con la voce dei cinegiornali del Ventennio, in stile "Fascisti su Marte": l'effetto è irresistibile.
 
L'eredità dei cuochi Futuristi 
 
Tra i punti che non possiamo condividere, il "quotidianismo mediocrista nei piaceri del palato". Lo ammettiamo, a costo di sembrare "mediocristi": i piaceri del palato ci piacciono
 
Su alcune cose però i Futuristi avevano ragione: la ricerca dell'originalità, dall'apparecchiatura ai colori del cibo, la voglia di sperimentare, l'uso di tecnologie all'avanguardia per cucinare, la diffusione di essenze in grado di trasformare ancor più in "esperienza" il pasto, l'utilizzo della musica come compagna della degustazione, l'eliminazione della politica a tavola (niente distrae maggiormente dal piacere del cibo...). 
 
Una lezione che tutti gli appassionati di catering creativo e contemporaneo hanno fatta propria, dopo averla "ripulita" degli accenti enfatici e spesso grotteschi delle origini!
 
Kitchen Wishes e la cucina futurista
 
I futuristi immaginavano di accostare tra loro gli elementi più improbabili: fragola e aringa, banana e groviera, vitello e assenzio, per dirne alcuni. Inserivano nel menu piatti con condimenti a base di kerosene (che speriamo non siano mai stati, se non realizzati, almeno degustati...) e, in generale, spingevano la loro provocazione all'estremo. 
 
Noi di Kitchen Wishes abbiamo deciso di raccontarvi qualcosa su questa banda di folli perché il loro furore inventivo ci è stato sempre di spunto e ispirazione: chissà, magari prima o poi vi proporremo qualcosa di più direttamente riferito alla loro esperienza.
 
Naturalmente, poiché ci teniamo al vostro godimento e alla vostra salute, ne interpreteremo solo lo spirito, senza avvicinarci ai loro eccessi. Per capirci, niente benzina nei piatti!
 
Per finire: la colonna sonora!
 
Tra le opere che devono qualcosa all'ingegno delirante dei Futuristi, sicuramente va annoverato il secondo album solista di Mike Patton, già mente creativa dei Faith No More, uscito nel 1997 col titolo di "Pranzo oltranzista". 
 
Dichiarato omaggio alla bizzarra idea di cucina di quegli anni discutibili ma sicuramente creativi, annovera titoli deliziosi come "Elettricità Atmosferiche Candite", "Carne Cruda Squarciata dal Suono di Sassofono", "Garofani allo Spiedo", "Aerovivanda" e "Scoppioingola", tutti rigorosamente in italiano con traduzione a fronte in inglese. 
 
Da storici appassionati della musica di Mr. Patton, non possiamo che consigliarne l'ascolto... specificando però fin da subito che è oltranzista di nome e di fatto: si tratta di un disco alquanto estremo e sperimentale, in perfetta coerenza con i cuochi Futuristi. In assoluto i più matti e deliranti tra gli sperimentatori culinari italiani... ma senza dubbio tra i più stimolanti. 
 
 
Se vi è piaciuto questo articolo, continuate a seguirci: vi diamo appuntamento al più presto per la prossima puntata de "La ricetta che non c'è"
mercoledì
gen242018

Cercasi direttore emotivo di sala... in stile Kitchen Wishes!


Questa è un'offerta di lavoro, anche se non sembra!
 
Kitchen Wishes è catering, ma non solo: per noi la cucina e l'organizzazione dell'evento è performance empatica, momento unico da creare con una cura estrema per tutti gli aspetti.
  
Collaboriamo con artisti, musicisti, stilisti, parrucchieri, scenografi, scrittori, per poter coprire ogni aspetto della creazione di qualcosa che, nella nostra visione, è una piccola opera d'arte, come ogni momento indimenticabile dovrebbe essere.
 
Per noi questo è il senso di un catering attuale, creativo, contemporaneo.
  
Per Kitchen Wishes lo staff è tutto. Non imponiamo un canone, ma scegliamo persone che possano "recitare" se stesse sulla scena dell'evento che stiamo organizzando.
 
Il gruppo di lavoro è un'orchestra, ogni strumento ha il suo peso. Il primo violino non è niente senza l'oboe, il pianoforte, il timpano. Ma ogni orchestra deve avere un direttore, che coordini la piccola magia e la renda possibile.
 
Quello che stiamo cercando ora è una sorta di "direttore emotivo", pronto a guidare la sua compagnia di artisti in ogni tipo di situazione e performance, dalle tavole da gran gourmet fino alle feste paesane.
 
Perché ogni catering è una storia a sé, in particolare il nostro, che si basa sulla costante interazione col committente per riuscire a raccontare una storia che gli somigli più possibile.
  
Se vuoi candidarti a essere il nostro "direttore emotivo", le regole sono semplici.
 
Eventi, catering, matrimoni, cene, compleanni: questo è il nostro campo da gioco.
 
La nostra cucina si basa sulla valorizzazione dei desideri e dei ricordi dei nostri commensali.
 
Ci piace rendere unico e originale ogni evento, dribblando la solita, vecchia paura: “è impossibile, non si può fare”. Sbagliato: si può fare. Si può sempre fare.
 
Non abbiamo paura di fare cose che non esistono, non offriamo pacchetti o prodotti predefiniti da comprare. Ascolto ed empatia sono le colonne del nostro lavoro.
  
Il lavoro non è solo denaro. Ogni ora che dedichiamo al lavoro è un’ora dedicata noi stessi, alle persone che ci sono vicine. A creare benessere.
 
Cerchiamo di rendere ogni giorno un momento perfetto, squisito, ricco di sapori ed emozioni memorabili. Non solo per i nostri committenti, ma anche e soprattutto per noi.
 
Con queste regole ci siamo formati. Siamo convinti che organizzare un evento preveda, certo, un’organizzazione precisa ed efficiente della festa, ma anche la capacità di inventare un mondo magico, visionario, ricco di fantasia e passione.
 
Ti proponiamo un lavoro duro, ma ti offriamo anche un campo di gioco dove la tua creatività sarà sempre la benvenuta, dove non ti sarà mai chiesto di essere diverso da ciò che sei.
 
Se ti sei riconosciuto in queste righe, se hai voglia di giocare con noi, contattaci.
 
Il momento giusto è ora: Kitchen Wishes ti aspetta!
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